Mantova – Casa di Giulio Romano

La casa di Giulio Romano è uno dei primi esempi di edifici progettati da un artista per se stesso, come ad esempio Palazzo Zuccari a Firenze e Palazzetto Zuccari a Roma, realizzati da Federico Zuccari, appunto.

Fu Vasari il primo a reclamare un ruolo di prestigio in quanto artista, tanto da edificare per sé delle residenze. Queste residenze per gli artisti del Manierismo divennero in un certo qual modo una sorta di manifesto con il quale dimostrare le proprie capacità di artisti e il proprio programma estetico, innalzando la figura dell’artista da artigiano di bottega a vero e proprio intellettuale.

Casa di Giulio Romano – Stampa del 1850

Giulio Romano a partire dal 1544 costruì la sua residenza in Contrada Larga. Ristrutturò degli edifici già esistenti e riadattando una tipologia di palazzo che già il Bramante a Roma aveva sviluppato con Palazzo Caprini agli inizi del secolo, palazzo che poi andò distrutto, come anche Raffaello. Questa tipologia prevedeva un basamento bugnato con sovrapposto un ordine completo, non architravato ma archivoltato e il bugnato, qui elemento quasi grafico,

trabocca per tutta la facciata, arrivando quasi a incorporare il leggero ordine tuscanico, le cui lesene riescono appena a rilevare dalla superficie vibrante della pietra bocciardata.

Casa di Giulio Romano – tratta da mantova.com

Nella casa, Giulio Romano sfoggia altre creazioni sorprendenti come la cornice che si spezza per formare il timpano incompleto, all’ingresso del palazzo, e ripropone elementi tipici del proprio stile come le finestre a edicola, con timpano, circoscritte da archi. All’ingresso, in una nicchia vi è una statua di Mercurio, originale marmo classico restaurato da Primaticcio, e sopra i timpani delle finestre vi sono dei mascheroni, tipici dello stile manierista. Alcune stanze interne vennero affrescate dallo stesso Giulio Romano. Resta conservato il salone centrale con un camino originario dell’epoca e affreschi dello stesso Giulio Romano e aiuti.

La casa nell’Ottocento subì un intervento da parte dell’architetto Paolo Pozzo, che rese certamente diverso l’aspetto da quello descritto dal Vasari (“facciata fantastica, tutta lavorata di stucchi coloriti”).